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L’aroma di una boilies è un serpente ammaliante che inganna le carpe e i carpisti. E’ un arma a doppio taglio che p remarvi contro e, addirittura, farvi cappottare. Leggete l’articolo se volete sapere come e quando usarlo per non fallire.

 

Ci sono gesti che compiamo senza pensarci. Scrollare il telefono, guidare, lavarsi i denti, aprire il frigorifero. Azioni che il nostro corpo riesce a fare senza impegnare il cervello, che resta in modalità pilota automatico. Vi è mai capitato? Sicuramente si. Ve ne accorgete solo dopo, quando vi fermate e pensate: ma come sono arrivato fin qui?

Perché ho iniziato l’articolo con questo fenomeno? Perché è la stessa cosa che succede a noi carpisti quando abbiamo in mano una boilies: l’annusiamo, attivando il pilota automatico. Facciamo come i cani, usiamo l’olfatto per capire se le boilies sono buone, se le conosciamo, se sono catturanti.

 

Flavours

L’aroma, e tutti gli altri liquidi contenuti nelle boilies, attraggono i carpisti al pari delle carpe. E’ così. Magari non tutti i carpisti, ma per molti si. La boilies è come una donna che ci attrae con il suo profumo.

Anche le carpe cadono nel tranello del profumo, ma fino ad un certo punto. In una situazione di bassa pressione di pesca, la carpa è incuriosita dal flavours, o per meglio dire, dai messaggi chimici che si propagano dalla boilies (in acqua). Più il messaggio è “in sintonia” con il sistema chemorecettivo della carpa, più questa è propensa alla fase due, ovvero, aspirare. E lo continuerà a fare fin quando il messaggio chimico “cibo” è corrisposto da un beneficio in termini di valore alimentare. La carpa associa il messaggio al beneficio. Bingo!

E se venisse a mancare la relazione messaggio-beneficio?

 

L’istinto

La carpa smette di mangiare “quelle” boilies che emanano “quel” messaggio. Non si vive di profumi. Vi è mai capitato di veder diminuire le partenze nell’arco di una sessione o stagione di pesca? Ecco, potrebbe dipendere dalla scarsa nutritività della pallina. Le carpe lo sanno e le evitano.

Spesso le esche che usiamo sono ricche di aromi e attrattori, ma non sono nutritive. La carpa deve campà e per questo ha bisogno di nutrienti. La parte nutrizionale della boilies risiede nelle farine, che spesso sono di pessima qualità. Campereste di cibo scadente? No, e neanche la carpa. Altro che junk food, ci vogliono “le bistecche“. Non credete a chi vi dice che la carpa mangia di tutto e che le boilies qualitative sono uno sperpero di soldi solo perché loro catturano con il mais.

Le catture vanno contestualizzate: ambiente, pressione di pesca, stock, peso del pesce. Ci sono palline attrattive che catturano in alcuni ambienti, ma vi fanno cappottare in altri.

Torniamo alla domanda di sempre: esche attrattive o esche nutritive?

Compriamo l’aroma

La scelta non è semplice e va ponderata molto bene. La soluzione migliore è nel mezzo: boilie con una minima parte di attrattori e un ottimo potere nutritivo. Esche del genere sono poco utilizzate dai carpisti italiani. Diamo ancora troppa importanza ai colori e ai flavours, trascurando le farine. Vi do la prova.

Quando comprate una boilies, cosa leggete sulla busta? Il nome dell’aroma contenuto. Non avete minimamente idea di quali farine contenga quella boilie. Pensateci.

E’ vero anche che le esche economiche e profumate catturano, ma lo fanno per poco tempo, costringendo il carpista a cambiarle continuamente. E’ questo il fine ultimo di praticare carpfishing? Stiamo veramente seguendo le orme dei padri fondatori di questa tecnica?

 

E’ stato già tutto scritto

Direi di no. La teoria HNV di Fred Wilton è datata 1968 (circa). Molti di voi non sanno neanche chi sia Fred, ne tanto meno di che cosa parli la sua teoria. E questo è un grosso problema.Riassumendo in pochissime parole, la teoria è questa: Le palline proteiche sono più catturanti e creano dipendenza. Perchè?

Perchè come ho detto prima, non si vive di profumi, ma di proteine. E la carpa è opportunista, per cui preferisce una pallina proteica al doversi smazzare nel cercare cibo. Per lo stesso motivo, sfanculerà le vostre palline se può scegliere delle uova di rana.

Veniamo al dunque. Quando è utile innescare una pallina attrattiva composta di riso, semola, soia e flavour?

Non prendiamole in giro

Mi verrebbe da rispondere….mai. Non bisognerebbe mai dare la fregatura alla carpa. Se la “tradiamo” con un esca dal basso contenuto proteico e vitaminico, la prossima volta ci sfanculerà. Penserà: perché perdere tempo con quelle palline colorate, se non mi nutrono?

Quando iniziate a pensare alla boilies come fonte di cibo, capite che bisogna offrire alle carpe molto di più che del semplice profumo. Inoltre, l’esca che soddisfa la carpa crea dipendenza. Vuol dire che la carpa spenderà il suo prezioso tempo (in termini di dispendio calorico) a cercare la vostra pallina. Allora, create dipendenza.

So bene che ognuno di voi ha la sua particolare storia, la sua “medicina”, chi cattura con il fake food, chi usa la stessa boilies da decenni, chi compra le farine al mulino. E’ impossibile considerare tutte le variabili e includere tutte le vostre esperienze in un articolo. Ma poco importa. Restano i concetti di base dai quali partire. Resta il fatto che la carpa cerca cibo e che questo deve essere composto principalmente da proteine.

 

La boilie più catturante

Qual’è la boilie migliore? La boilie migliore è quella che cattura in quel determinato momento. Sono certo che molti di voi, dopo aver letto quest’affermazione avranno pensato “grazie al cazzo“. Comprendo, ma non condivido. Il motivo è che non si arriva a scegliere l’esca giusta senza tentativi, senza provare. E’ un processo di avvicinamento che ci porta a selezionare le esche fino ad arrivare a quella più catturante – in quella situazione. Sia se parliamo di ready made sia se stiamo rollando la nostra ricetta.

Si, perché se da una parte dobbiamo testare per arrivare alla scelta dell’esca migliore, dall’altra dobbiamo sapere che questo risultato è soggettivo. La soggettività è data dal fatto che l’esca, di per se, non è catturante se non viene impiegata nella giusta maniera. Da qui il pensiero univoco di tanti grandi capisti nel reputare una buona esca migliore di un’ottima esca, se usata nel modo giusto.

 

Poco è meglio

Se imparate a ragionare in termini di nutritività, nel vostro garage (o congelatore) ci saranno al massimo tre o quattro tipi di boilies. So di parlare a tanti “giovani” carpisti confusi, che trovano nella poca scelta un limite. Ma credetemi, meno (e buono) è meglio.

Basterebbero due boilies, con le varianti di diametro e colore, per affrontare tante situazioni. La scelta deve partire dalla strategia, da cui la classificazione:

  • pescata di poche ore: esca ricca di attrattori e flavours;

  • pescata di più giorni: esca ricche di farine proteiche e bassi livelli di attrattori

Una classificazione spicciola, ma che rende l’idea. E l’idea è questa: se la carpa non ha la possibilità di valutare, tramite la digestione, la reale qualità dell’esca, concentrerò la strategia sull’attrazione. Con attrazione non sto dicendo che la pallina debba essere economica.

 

Il naso-test

Come qualsiasi cosa in commercio, ci sono vari “gradi” di qualità dei prodotti. Così ci sono diverse qualità di flavours. Scegliere i migliori, aumenta le possibilità di catturare. Ma non avendo un laboratorio chimico in cameretta e una laurea in Chimica, usiamo il naso per decidere se stiamo usando un buon flavours. Ormai l’avete capito, il naso-test non serve a nulla. Fatelo pure (lo faccio anch’io), ma più come un’automazione del cervello che per altro.

Non ci resta che un metodo empirico: affidarci ai prodotti delle grandi Aziende Europee che hanno costruito la loro reputazione sull’uso di prodotti qualitativi per decenni.

La strategia

Ma se al posto di una sola notte avessimo un’intera settimana di pesca, come ci dovremmo comportare?

Una strategia potrebbe essere quella di iniziare da subito con una pasturazione abbondante di palline nutritive, così da permettere a più carpe possibili di assaggiare le nostre boilies. Si ridurrebbe al minimo il tempo necessario alle carpe per “valutare” le nostre palline (tempo tra ingestione e digestione). Con questa strategia, di solito, i pesci più grandi arrivano a fine pescata. Con un esca attrattiva potremmo catturare da subito, ma con il rischio di dover cambiare posto già al terzo giorno.

Non esiste una sola strategia che funzioni. Bisogna osservare molto e avere più informazioni possibili per valutare e fare delle scelte. Scelte che dobbiamo avere il coraggio di modificare “in corso d’opera” se ci rendiamo conto di poter recuperare.

 

Dunque, un buon aroma va sempre messo nella boilies?

L’aroma è la targa della vostra boilie. Se da una parta identifica la possibilità per la carpa di trovare cibo, dall’altra potrebbe etichettare come pericolosa quella boilie. Per questo motivo, se avete in mente di prepasturare lo spot:

  • la boilie potrà avere un contenuto proteico del 20-30% per soddisfare le esigenze della carpa e creare dipendenza;

  • la quantità di flavours e attrattori deve essere minima per evitare che la carpa possa associare, in futuro, le molecole al pericolo di un’allamata.

 

Conclusione

In quest’articolo abbiamo visto l’importanza del flavours, il ruolo nell’attrazione delle carpe (e dei carpisti) e gli aspetti negativi nelle lunghe pasturazioni. Abbiamo anche capito che dobbiamo affidarci ad Aziende “serie” che lavorano nel settore delle esche da molti anni (ce ne sono tante sul nostro sito www.krakenstore.it).

Ma non dimenticate mai che la scelta dell’esca e dei suoi componenti è il risultato di una strategia di pesca progettata in anticipo. Non cadiamo nel tranello dell’esca miracolosa e ricordiamoci sempre che i risultati si ottengono con lo studio e con la pratica.

 

Good Vibes

Valentino D’Intino

Che vita infernale!

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