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Ogni volta che mi capita di parlare con qualcuno della VISTA DELLA CARPA, vengo sopraffatto dalla noia o dal disinteresse del mio interlocutore. Argomento che riscuote meno successo della messa domenicale alle 7 del mattino. Poi ci sono carpisti che hanno una loro opinione, che rispetto, ma che è sbagliata. C’è chi afferma che la carpa non veda (ma allora, che cazzo ci fa con gli occhi?) oppure chi pensa che la carpa veda solo in bianco e nero. I peggiori sono sempre loro, i fanatici del partito “FRUTTA D’INVERNO E PESCE D’ESTATE”. Per loro non esiste che questo credo. Tutto il resto non ha nessuna rilevanza. Ho perso ogni speranza di dialogo con questa, seppur piccola, comunità.

Ma com’è possibile che la maggior parte dei carpisti non abbia mai neanche provato ad informarsi seriamente sull’argomento? Oggi c’è Internet che, rispetto a 20 anni fà, aiuta chi vuole conoscere a conoscere. Mh, forse è proprio qui il problema: voler conoscere. Siamo refrattari all’argomento, ma acquistiamo container di pop-up dai colori più disparati, senza sapere neanche se le carpe le vedano.

Potremmo fregarcene Se la carpa veda o meno i colori solo se fossimo dei pescatori con l’arco. L’importante sarebbe individuare la carpa e poi, zaaac! Una frecciata e subito in forno con le patate. Ma noi siamo CARPISTI, i funamboli del terminale, gli alchimisti dell’esca e poi… non abbiamo idea di come le carpe possano o meno vedere i nostri inneschi o le nostre pasturazioni. E’ una sorta di miopia (parlando di vista) che ci affligge e a cui non abbiamo proprio voglia di porre rimedio.

Un paio di anni fà, tramite un video che ho pubblicato su Youtube, ho trattato l’argomento “vista della carpa” con un’analisi sulla relazione tra colore dell’esca e profondità di pesca. Il video, devo dire, ha riscosso anche un inaspettato successo e un buon numero di visualizzazioni che, lo ammetto, mi ha sorpreso. Non pesavo che quel video potesse raggiungere tanto gradimento, nonostante la mancanza di paesaggi mozzafiato o di catture giganti, ma solo il mio faccione in primo piano a spiegare il motivo della scelta del colore dell’ esca.

L’argomento sembra non essere ancora di dominio pubblico. Ho come l’impressione che il carpista rifiuti di accettare che la carpa possa vederlo. Avete mica paura che vi giudichino per come avete costruito il terminale? “Guarda che terminale dimmeeeerda, ma chi è sto minchione che l’ha costruito? Fammi salire un attimo in superficie per vederlo… ah, è quello della settimana scorsa”.

La prossima volta, quando vedrete una carpa saltare in prossimità della superficie, potrebbe essere che sia uscita per controllare chi sia il minchione di turno.

Scherzi a parte, continuiamo a dare troppa importanza ai flavours: in pratica guardiamo il dito e non la Luna. Inoltre, in negozio, ci ostiniamo ad acquistare le boilies trascurando il loro aspetto, attratti solo dagli odori manco fossimo cani antidroga di servizio ad un aeroporto colombiano.

Direi che è venuto il momento di capire in che maniera funziona la vista della carpa. Come vedremo più avanti, abbiamo di fronte un astuto essere vivente, con delle potenzialità che fanno impallidire il più evoluto dei mammiferi.

Siete pronti a resettare tutte le menzogne che avete sentito fin’ora? Bene, svisceriamo il discorso.

La forma

Partiamo dalla forma dell’occhio della carpa che, verosimilmente, è simile al nostro. Per questo motivo, in passato, si sono fatte molte analogie tra noi e le carpe. Ovviamente a torto. Con gli studi recenti sull’allevamento delle carpe koi, molto si è scoperto sull’occhio delle carpe e sulle sue abilità. Parte di questi studi sono stati presi in esame da Jon Wood, biologo marino ed esperto in allevamento di pesci, nella stesura del libro Carp Fishing Science, a cui ho deliberatamente fatto riferimento per la produzione di questo articolo.

L’occhio umano è capace di osservare molto bene l’ambiente che lo circonda, ma in acqua la vista diventa sfocata. Questo è dovuto all’angolo con cui la luce entra in acqua. L’occhio della carpa, invece, grazie alla sua forma “bombata” e al fatto di avere lo stesso indice di rifrazione dell’acqua, è capace di vedere in maniera molto nitida in acqua. Ci sarebbero da fare molti tecnicismi per spiegare concetti di fisica e di biologia, ma noi non siamo scienziati, per cui prendiamo per buoni i risultati degli studi.

Dunque, la carpa ha il vantaggio di avere una vista molto nitida in acqua. Però, questa forma bombata dell’occhio crea anche un forte svantaggio. Infatti, la carpa non riesce ad adattarsi ai cambi repentini di luce, come invece riusciamo a fare noi. Sono stati fatti esperimenti in acquario, dove si è visto che le carpe impiegano anche 15-20 minuti per adattarsi ad una variazione improvvisa di luce.

Questo ci deve far riflettere. Sono questi i due momenti della giornata in cui la quantità di luce cambia velocemente. Abbiamo sempre saputo di quelle quelle “ore magiche”, ma non ne conoscevamo il motivo. Infatti, durante l’alba e il tramonto, le catture sono più frequenti perché beneficiamo di questo deficit della carpa.

Il cristallino

Il cristallino è una lente trasparente all’interno dell’occhio, che, assieme alla cornea, ci aiuta a mettere a fuoco. Nell’occhio della carpa, il cristallino ha una forma molto convessa. Ecchevordì?

Vuol dire che, nelle condizioni di luce stabile, il principale meccanismo usato per la localizzazione del cibo è la vista. Ragà, non prendetevela a male, è così. In pieno giorno, dunque, le carpe cercano il cibo con la vista. Non so se ci sia bisogno di ripeterlo in altre maniere. Forse in inglese? During stable conditions, the primary mechanism employed in locating food is the sense of sight. Vi sentite spaesati? Traditi dai vostri amici pinnuti? Sappiate che non è colpa mia, ma di Madre Natura.

A questo punto, se siete ancora convinti che le carpe non ci vedano e che le il colore delle boilies sia ininfluente, vi prego di dare fuoco a questo supporto e dimenticare che esisto. In caso contrario, continuate la lettura e godetevi il finale.

Dunque, abbiamo detto che la carpa ci vede, che ha qualche difficoltà nei momenti di variazione della luce, ma che la vista è il principale mezzo di ricerca del cibo. Si, ma che porzione di spazio riesce a tenere sotto controllo?

Vista laterale

Sempre grazie alla particolare conformazione dell’occhio, la carpa ha una vista quasi a 360°. Ci sono in realtà due zone cieche, in cui non vede, che sono proprio di fronte il muso e in prossimità della coda. Per il resto, la carpa ha una vista tridimensionale nella porzione frontale e una vista bidimensionale nelle porzioni laterali.

Nell’ampia zona bidimensionale, la carpa non ha la percezione della profondità per cui viene supportata da un sistema sensibile alle vibrazioni detto “linea laterale”. La linea laterale permette di migliorare il senso di profondità. In effetti, in quest’area, i pesci reagiscono negativamente ai movimenti bruschi.

Vista in superficie

A causa della rifrazione, tutta la luce che arriva dall’alto viene convogliata in un cono di circa 97°. Come una grande cupola, tutta l’area visibile (esterna all’acqua) sopra la carpa si mostra come uno specchio in superficie. Più gli oggetti sono nella parte centrale della cupola, più essi saranno verosimili nelle forme, mentre saranno distorti se posizionati lateralmente.

Questa immagine riflessa sulla superficie risulta nitida tanto più l’acqua è ferma. In caso di superficie battuta dal vento, ad esempio, le possibilità che la carpa ci confondi con l’ambiente sono alte. Quanto grande sia il cono è proporzionale alla posizione del pesce. Più si troverà in profondità e più sarà facile che la carpa ci avvisti, per esempio.

L’argomento dell’acqua “rotta in superficie” è molto importante. Nell’ultimo articolo pubblicato sul Blog, dal titolo “Pensa prima di lanciare”, vi ho consigliato ad esempio di pescare sulle sponde battute dal vento durante la stagione estiva. Ecco, con le nazioni appena apprese supponiamo anche che quella sponda, più ossigenata e con maggior probabilità di trovarci pesci, è anche quella in cui le carpe fanno più fatica a vederci. Non male come analogia, se ci pensate. Non vi pare che tutti i tasselli prendano il loro posto?. Abbiamo la sensazione che il caso o la fortuna o il culo (chiamatelo come vi pare) rivesta una minima parte del risultato finale e che la differenza tra cappotto e cattura è determinata in gran parte dalla conoscenza approfondita di tutti questi elementi.

Veniamo alla domanda da 1 milione di dollari che tutti, almeno una volta, si sono fatti (lo spero): visto che usiamo esche colorate, i pesci vedono a colori?

Vista a colori

Innanzitutto, per la loro conformazione biologica, i pesci sono più bravi di noi a “raccogliere” la luce, riuscendo a vedere anche in condizioni di scarsa luminosità o in acqua torbida. Ma se parliamo di colori, la risposta è NO. Le carpe non vedono a colori. Ma c’è un “ma”. Nonostante non abbiano la vista a colori, così come la intendiamo noi essere umani, le carpe hanno una percezione molto accurata dei contrasti, per cui riescono a distinguere molto bene le forme (ricordatevelo la prossima volta che penserete che innescare un dumbell o una boilies sia la stessa cosa).

Torniamo un attimo sul discorso dei colori. Grazie a studi sulle carpe koi (Hawryshyn & Harosi 1991) effettuati con la microspettrofotometria (esame che prevede l’utilizzo di uno strumento ottenuto adattando a un microscopio, rispettivamente, uno spettrofotometro, uno spettrografo e uno spettrometro), è stato ipotizzato che la carpa, con buona approsimazione, è un animale “tetracromatico“, ovvero riesce a distingue i colori rosso, verde, blu e l’ultravioletto.

Anche l’argomento ultravioletto era stato trattato nel video sul colore dell’esca, per cui non è una novità per chi mi segue.

Però, qui c’è un bel però. In un altro lavoro scientifico è stato dimostrato che alcuni pesci, tra cui la carpa, riescono a vedere il NIR, ovvero il vicino infrarosso. Questa è una notizia non da poco che ci spinge a fare delle importanti riflessioni. Siamo passati da considerare la carpa un pesce dalla vista approssimativa e in scala di grigi ad un pesce dalla vista molto complessa, capace di percepire una gamma di luce che va dall’ultravioletto a vicino infrarosso.

Torniamo al discorso del NIR. Il semplice fatto che la carpa possa essere sensibile al vicino infrarosso, potrebbe risolvere una questione insospesa che ci trasciniamo da tanto tempo: la carpa si cattura di più nelle notti di luna piena o luna cieca?

Credo che da oggi la questione sia meno annosa rispetto al passato. La luce notturna, in particolare quella della Luna, è ricca di lunghezze d’onda lunghe, appunto dell’infrarosso. Addirittura la luce delle stelle è più “rossa” di quella della Luna. Questo dimostra che le carpe avrebbero una vista migliore nelle notti di luna piena o stellate. In queste condizioni, la carpa farebbe affidamento anche sulla vista per individuare il cibo.

Se fino ad oggi ci siamo focalizzati su un’esca ricca di amminoacidi, attrattori e stimolatori, ora sappiamo che la scelta del colore e della forma dell’esca ha la sua importanza anche quando peschiamo di notte.

Sono del parare che questi argomenti dovrebbero essere di dominio pubblico dei carpisti. Non sono la soluzione che vi fa sicuramente catturare, ma ci indicano una metodologia che dobbiamo fare nostra. Argomenti come questi, andrebbero spiegati e capiti ai giovani carpisti, nonché ai praticanti di lunga data.

Non resta che resettare tutto e ripartire. Ora sappiamo che la carpa ha una vista molto articolata, fatta di viste bidimensionali, tridimensionali, contrasti e colori. E’ bene prenderne atto e appuntare accuratamente i risultati delle prossime uscite per trovare analogie e schemi che ci aiutino in futuro. Le informazioni contenute in questo articolo sono utili sia per approcciare le carpe nel loro ambiente (senza farsi sgamare) sia per aumentare le probabilità di rendere visibili le nostre esche. Fatene buon uso.

Good Vibes!

Valentino D’Intino

Che vita infernale!

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