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Qualche settimana fa abbiamo trattato l’argomento “vista” delle carpe. Abbiamo scoperto quanto essa sia sviluppata, in relazione anche alla grandezza degli occhi della carpa. Ma se parliamo di udito, le carpe non hanno le orecchie. Giusto? Dunque vi siete mai chiesti se le carpe sentano i rumori e in che maniera?

L’udito delle carpe è un argomento poco dibattuto. Ma noi siamo diversi, siamo carpisti curiosi che vogliono saperne sempre di più. In teoria dovremmo partire da concetti di Fisica e Biologia, ma l’idea è di arrivare ai concetti base senza tediarvi. Prendete per buone le assunzioni che faremo e, se lo ritenete opportuno, potete sempre verificarle. Partiamo dal suono e dalla sua propagazione. Secondo Wikipedia, il suono è:

“la sensazione data dalla vibrazione di un corpo in oscillazione. Tale vibrazione, che si propaga nell’aria o in un altro mezzo elastico, raggiunge l’apparato uditivo dell’orecchio che, tramite un complesso meccanismo interno, crea una sensazione “uditiva” correlata alla natura della vibrazione; in particolar modo la membrana timpanica subendo variazioni di pressione entra in vibrazione.”

Concentriamoci su quel mezzo elastico della definizione. Il mezzo elastico in questione è proprio l’acqua. Per noi è molto difficile ascoltare sott’acqua. Lo avrete sicuramente constatato in piscina o in mare. In acqua, i suoni si propagano molto più velocemente di quanto non facciano in aria. Ad esempio, nell’aria l’onda percorre un chilometro in soli 3 secondi, mentre in acqua percorre 4,5 chilometri nello stesso tempo.

Ecco il perché di questa differenza: essendo un liquido, l’acqua è meno comprimibile rispetto ai gas di cui è composta l’aria e le sue molecole resistono alla compressione, trasmettendo l’onda con più rapidità. Anche la temperatura e la pressione influenzano la propagazione. In particolare, in acque più superficiali e calde, il suono si propaga più velocemente. In pratica siamo noi, con il nostro apparato udito ad essere “sordi” in acqua, ma l’ambiente acquatico è tutt’altro che tranquillo.

Bene. Fin’ora non mi sembra ci siano grossi problemi. Probabilmente a qualcuno di voi saranno tornate in mente reminescenze liceali di frequenze e ampiezze d’onda. Comunque, non siamo qui per passare l’esame di Fisica, ma per saperne di più sulle carpe. E’ il momento di farci aiutare da Jon Wood. Nel suo “Carp Fishing Scienze” sviscera molto bene l’argomento. Secondo gli studi da lui menzionati, anche senza una struttura auricolare esterna, le carpe hanno le orecchie e possono sentire.

Le onde sonore attraversano la testa del pesce raggiungendo le orecchie che sono incorporate nel cranio vicino il mesencefalo (una porzione del cervello delle carpe). Anche qui, come nel nostro orecchio, l’apparato uditivo è composto da ossicini che vibrano, trasmettendo il segnale codificato. Le carpe hanno anche un altro organo sensoriale, detto linea laterale. E’ composta da una serie di organi ricettori disposti lungo i fianchi della carpa, spesso visibile anche ad occhio nudo.

La linea laterale è come un sonar: le carpe lo usano per rilevare le vibrazioni e percepire quello che non possono vedere. Forse vi ricorderete, ne abbiamo già parlato nell’articolo sulla vista. Essendo la vista laterale  bidimensionale, la linea laterale aiuta le carpe a percepire la profondità e la distanza dai predatori, la distanza della sponda ecc. Anche la vescichetta natatoia, utilizzata dai pesci per nuotare, amplifica i suoni. Quello detto fin’ora ci porta a fare due considerazioni:

  1. La carpa ci sente molto bene grazie ad un complesso apparato uditivo;
  2. il suono è molto importante.

Non avrebbe senso l’aver sviluppato, in milioni di anni, queste abilità senza un motivo. Vuol dire che la carpa utilizza la propagazione dei suoni per aiutarsi nel nuoto, per fuggire ai predatori, per cercare cibo e nelle interazioni di gruppo. D’altronde, nelle acque ferme, il rumore di fondo è di appena 9 decibel, al di sotto della nostra percezione di rumore. Questo dato spiega tutta l’attenzione della carpa nei confronti dei rumori, rispetto a pesci che vivono in ambiente “rumorosi” come i ruscelli o i fiumi. Come potremmo sfruttare a nostro vantaggio queste informazioni?

Beh, non è difficile da capire. Facciamo un banalissimo esempio. Quando lanciamo un piombo, questo produrrà un suono che si propagherà in acqua. La propagazione sarà in funzione di tanti fattori. Di certo le carpe, anche quelle non proprio nelle vicinanze, sentiranno questo rumore anomalo e trarranno delle informazioni.

E’ importante capire come anche il peso del piombo o la sua forma, o la grandezza di un sacchetto PVA, o un filo teso che vibra tutto il giorno, in pratica tutto quello che trasmette vibrazioni in acqua, fornisce delle informazioni alla carpa. Queste informazioni posso essere negative, a volte positive, ma ora sappiamo che le carpe ci sentono dannatamente bene. Se possiamo, evitiamo di creare rumore. Meno ne produciamo, maggiore sarà la possibilità che la carpa attraversi il nostro spot. Oppure provochiamolo, come nell’ormai datato “effetto crunch” prodotto dalle boilies contenenti gusci o conchiglie.

E continuate tranquillamente a chiacchierare mentre pescate. Vi capisco, anch’io cerco la quiete e spesso la solitudine, ma sappiate che il vostro amico chiacchierone non è un pericolo per la pescata, ma solo per il vostro benessere psicofisico. In che senso? Nel senso che il suono prodotto dalla voce, prodotta in aria, non si propaga in acqua. I pesci non possono ascoltarci perche la densità dell’acqua è 1000 volte quella del’aria. Si crea un’impedenza che riflette completamente le onde sonore che produciamo. Certamente non dobbiamo gridare. A scappare sarebbero gli altri pescatori, più che i pesci.

E’ una regola non scritta che tutti dovremmo conoscere. E quando picchettiamo? Beh, le cose cambiano notevolmente. La terra e l’acqua hanno densità simili per cui il suono riesce a trasmettersi da terra all’acqua, avvertendo le carpe del pericolo. Meglio evitare il più possibile. Anche se stiamo pescando lontano. Ricordate le grandi proprietà uditive delle carpe? Inoltre potrebbe esserci carpe nelle vicinanze che, se spaventate, potrebbero mettere in allarme gli altri esemplari. Picchettiamo il meno possibile.

Good Vibes!

Valentino D’Intino

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