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Grazie ad un piccolo trucchetto possiamo velocizzare il processo digestivo delle carpe così da farle tornare subito in pastura e aumentare le chance di cattura.

Ho sempre pescato pasturando con poche boilies. Non ho mai esagerato nei quantitativi. Probabilmente sono stato condizionato dalle abitudini di pesca che avevo nei primi anni di pratica del Carpfishing.

Parliamo della metà degli anni ‘90. In quel periodo, pescavo per lo più in piccoli laghetti: ambiente piccolo, poche boilies.

E poi le boilies, quelle “inglesi”, avevano un prezzo “esagerato”. Le catture arrivavano lo stesso.

Se poi si voleva una pasturazione abbondante, si aggiungeva mais o pellet. Ma preferivo di gran lunga centellinare le boilies, acquistate in bustine da 200gr come le Squid & Octopus della Solar.

Era la “boilies” la vera rivoluzione. Perchè utilizzare mais? Tanto valeva tornare alla pesca classica a fondo.

E poi ci dicevamo, come a giustificare quella misera pasturazione, che troppe boilies avrebbero saziato le carpe, con l’effetto sgradito di allontanarle dallo spot. Ma scherziamo? Vogliamo rischiare di allontanarle? Neanche per sogno.

Così abbiamo continuato a buttare giù il quantitativo giusto che ci permettesse di “essere in pesca” senza svuotare il portafoglio.

Il dubbio, però, è sempre rimasto. Ma se buttiamo troppe boilies, rischiamo veramente di saziare le carpe? E se usiamo il mais, è più digeribile? Ma quante palline può mangiare una carpa?

Se anche tu ti sei posto questo domanda, allora è il caso che continui a leggere l’articolo. Pochè è impossibile che una carpa ci venga a dire “basta, grazie, sono a posto così per oggi”, riuscire a capire se le palline che abbiamo buttato siano sufficienti a sfamare una carpa o a saziarla, non è un’impresa facile.

Ma un’idea di come dovrebbe essere la pasturazione perfetta me la sono fatta. L’immagine che segue è la chiave di tutto il discorso, per cui fate attenzione e guardatela bene. Ci sono 4 sezioni di apparati digerenti di 4 pesci molto diversi da loro:

  1. trota (a)
  2. pesce gatto (b)
  3. carpa (c)
  4. pesce latte (pesce di mare) (d)
apparato digerente della carpa

fonte: http://www.fao.org/3/x5738e13.gif

La prima cosa che salta agli occhi è che, nell’apparato digerente della carpa, manca lo stomaco (c).

Alcuni di voi lo sapevano già, ma tanti carpisti ignorano questa nozione. Ora, non credo di aver sconvolto il settore del Carpfishing affermando che la carpa non ha lo stomaco, ma questa cosa dovrebbe farvi riflettere.

Perchè?!

Ragionateci. Cos’è per voi lo stomaco? E’ un contenitore che ci permette di ingurgitare più cibo possibile (quando è disponibile). In questo modo possiamo sfruttare al massimo la disponibilità di cibo che, solo successivamente all’ingestione e predigestione, viene inviato all’intestino.

E le carpe?

Le carpe non hanno questa capacità, tipica anche di altri pesci, come il pescegatto. La carpa deve ingerire cibo continuamente.

Un po sfigatella la nostra amica carpa, non vi pare? Ma state tranquilli, è tutta una questione evolutiva.

Le carpe non hanno bisogno di stomaco perchè la loro abitudine alimentare prevede di cercare continuamente invertebrati nel fango, quali piccoli crostacei e vermi.

Quindi, rischiamo di saziarle con la nostra pasturazione? Credo proprio di si.

Anche di fronte un pasto facile e proteico come un letto di pastura a base di palline proteiche, la carpa non ha la capacità fisiologica di approfittarne.

Può ingerire solo la quantità che le occorre, per poi tornare in un secondo momento.

Dunque, se pasturo abbondantemente (il termine “abbondante” è relativo, bisognerebbe tener conto di molti fattori come la stagionalità, lo stock di pesce, la pressione di pesca ecc), ipotizzo che:

  1. posso saziare alcune carpe, ma attirarne anche delle altre;
  2. la stessa carpa può tornare sullo spot più volte per approfittare delle boilies (specialmente se hanno avuto un feedback positivo dal loro intestino);
  3. se utilizzo esche scadenti, ho l’effetto negativo di allontanare il pesce, senza che questo torni sullo spot.

Una pasturazione abbondante non ha né effetti negativi né positivi: bisogna contestualizzare il metodo scelto in base alla specifica pescata.

Utilizzerei una pasturazione mirata, di poche palline, quando pesco in un luogo con pochi pesci e sospettosi, mentre delle ampie pasturazioni sarebbero da preferire in laghi con tanti pesci (dighe).

Anche la stagione ci potrebbe indicare quale strategia utilizzare: poche palline in inverno e tante in estate.

Infatti la carpa ha bisogno di temperature alte per avere un’ottima digestione, per cui dubito che si possa “ingozzare” in inverno.

Il rischio di un blocco intestinale potrebbe rappresentare la morte. Inoltre, sotto gli 8° gradi (T dell’acqua) la carpa smette di alimentarsi. Tornando alla pasturazione, ora sappiamo che la carpa mangia una certa quantità di boilies, per poi tornare in un secondo momento.

Questo che vuol dire?

Semplice, che la carpa sicuramente non tornerà ad alimentarsi se le palline non sono state “ di suo gradimento”. Pasturazioni abbondanti implicano che le carpe hanno il tempo di valutare la qualità delle boilies.

Ecco perché non dovremmo mai lesinare sull’esca. Meglio poche e buone che una gran quantità di junk food (cibo spazzatura). Questa regola vale sempre. Da sempre.

Non resta che capire dopo quanto tempo la carpa torni ad alimentarsi. In pratica, quanto tempo impiega a “digerire”? Purtroppo non riesco a darvi un tempo preciso o una formula per calcolarlo.

Le variabili in gioco sono molteplici: T dell’acqua, tipo di cibo, disponibilità degli enzimi (esogeni), attività del pesce e chissà quale altro fattore.

Di certo il tempo sarà minore in estate e maggiore in inverno perchè la temperatura dell’acqua ha un ruolo determinante. E cosa potremmo fare per migliorare questo processo o quanto meno “accelerarlo”? Da sempre un mix contenente spezie piccanti, come peperoncino e paprika, è sempre stato un “must” nel periodo invernale.

Con molta probabilità, le spezie hanno un effetto lassativo per l’intestino, velocizzando i tempi di percorrenza del cibo.

Questa cosa non mi ha mai attratto più di tanto. Probabilmente è vero, la carpa “evacua” più velocemente, ma si riduce la capacità di assimilazione delle sostanze nutritive da parte dell’intestino.

E’ una mia considerazione personale, senza fondamenta scientifiche, ma che credo sia molto vicina alla verità.

Poi ci sono le farine “predigerite” che vengono utilizzate per alcune ricette (Odyssey XXX di CCMoore). Non male.

La granulometria estremamente sottile di certo aiuta il processo digestivo della carpa Ma c’è un piccolo trucchetto che possiamo adottare su qualsiasi pallina e in pochi minuti. Sapete di cosa sto parlando?

Ammorbidire le boilies. Vediamo il perchè. Se osservate di nuovo l’immagine, vedrete che la carpa ha dei denti (pharyngeal teeth).

Questi servono a schiacciare il cibo (gusci, semi, erba ecc) prima che arrivi al piccolo esofago e poi all’intestino. Normalmente lo stomaco ha anche una funzione di digestione, oltre che di contenitore, ma venendo a mancare, la carpa sopperisce con l’uso dei denti per sminuzzare il cibo, prima che questo entri nell’intestino. Una sorta di “prima digestione”.

Il cibo, sminuzzato e spappolato, sarà dunque più digeribile. Prima di andare avanti con l’articolo e spiegarvi come rendere più digeribili le boilies, vorrei fare un appunto sulle Tigernuts.

Abbiamo visto che le carpe sono in grado di sminuzzarle, sappiamo anche che ne vanno ghiotte (come qualsiasi altra cosa dolce), ma non esageriamo con i quantitativi.

Le carpe si nutrono anche delle tigernuts “evacuate” da altre carpe, a dimostrazione del fatto che questo cibo ha un basso valore biologico.

Dunque, come rendere digeribili le boilies? Ecco il metodo. Mettete le boilies in un contenitore e immergetele in acqua calda. Quando l’acqua si comincerà a intorbidire, prendete una boilies e provatela a schiacciare.

Se le boilies hanno perso di consistenza, scolatele e bagnatele con la stessa parte liquida utilizzata per rollarle.

A questo punto, potete anche “impanarle” con farine di pesce o crostacei. Dopo qualche ora le boilies sono ricche di liquidi attrattivi e morbide, come piacciono alle nostre amiche carpe.

Questo metodo non può essere usato in tutte le situazioni. Quando pasturiamo con il cobra, ad esempio, la boilies dev’essere dura, altrimenti si “apre” durante il lancio. In questo caso sappiamo che le nostre palline dure saranno meno digeribili e ci comporteremo di conseguenza (boilies speziate???).

Le boilies morbidi, tra l’altro, sono più attrattive di quelle dure. Ci sono tanti carpisti convinti del contrario: ma perché? Su quale base?

La carpa mangia prevalentemente vermi, insetti e piccoli crostacei. Poi, che sia capace di schiacciare una tigernuts o una piccola cozza, questa capacità la rende sicuramente un pesce straordinario, ma non ci obbliga ad usare boilies dure. Anche voi siete in grado, con un po’ di calma, di mangiare del pane secco. Ma dovendo scegliere, cosa preferite tra una pagnotta di pane appena sfornata e una pagnotta secca di due settimane?

Lo stesso Rod Hutchinson, assieme ai suo collaboratori, aveva notato che le pastelle (boilies non cotte) erano più catturanti rispetto alle boilies granitiche. Rod, in un suo libro, faceva delle analogie con i “vecchi” inneschi utilizzati da sempre per catturare le carpe: pane, formaggio, polenta, mais, vermi.

Tutte esche morbide. Non credo sia un caso, vero? Abbiamo visto, in questo articolo, che possiamo pasturare sia con poche palline che con grandi quantitativi, con esche dure o esche morbide: siamo noi a scegliere quale sia la strategia migliore. Non ce n’è una vicente e una perdente.

Come spesso mi sentite ripetere, conoscere in maniera approfondita la biologia della carpa e il suo ambiente, è il “vero segreto” del successo.

Molte volte facciamo l’errore di non voler abbandonare le vecchie abitudini o procrastiniamo nelle scelte; scelte che spesso deleghiamo a fantomatici guru.

Il mio consiglio è quello di continuare ad informarsi su tutto ciò che riguarda la carpa e la tecnica del Carpfishing.

Con un buon bagaglio culturale e tanta pratica, si diventa dei veri carp angler.

Se pensi, come me, che le informazioni che hai letto in questo articolo possano essere utili, condividile con i tuoi amici.

La condivisione ti rende un carpista migliore. Inoltre, ti consiglio di approfondire lo studio della biologia della carpa con l’articolo dedicato alla VISTA e all’ UDITO.

 

Good Vibes!

Valentino

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