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Secondo Wikipedia, è più di un secolo che in Inghilterra si pratica il catch & release (C&R), ovvero catturare e rilasciare i pesci. Nel Carpfishing è praticato da sempre, per tutelare i grossi esemplari di carpa.

 

Seppur sia di fondale importanza nel Carpfishing, anche solo per l’esistenza stessa della tecnica, si parla troppo poco di C&R. E molti, tra di non pescatori, fanno fatica a comprenderlo.

 

Perché mai catturare un pesce, stressarlo, per poi liberarlo?

 

Questa è la domanda classica che si pone una persona che non pesca.

 

Ogni carpista sa benissimo che catturare una carpa ha delle conseguenze. Ma sappiamo anche che,  la carpa sopravvive e continua a crescere, anche se catturata per più volte nella sua vita.

 

Ci sono catture documentate, in Inghilterra, di pesci catturati durante tutto l’arco della loro vita, con tanto di foto e peso registrato.

 

Questo ci porta a pensare che, in realtà, il pesce non soffra poi così tanto. Se la stessa carpa che abbiamo catturato un anno fà viene ripescata, senza danni apparenti e cresciuta di peso, vuol dire che il C&R è la soluzione.

 

Ma i pesci non possono parlare per cui non sappiamo se è veramente così. Che la carpa non subisca danni è solo una nostra percezione.

 

Ecco perché ho deciso di indagare meglio e capire se ci siano dei dati, degli studi, per aiutarmi a capire come stanno veramente le cose. Ho cercato in rete studi scientifici sullo stress post cattura.

 

Ammetto che all’inizio ero molto scettico di trovarli, ma mi sono dovuto ricredere perchè l’argomento è abbastanza documentato, con studi dettagliati. Mi sono anche affidato all’aiuto della dott. Morara Noemi con la quale abbiamo analizzato alcune pubblicazioni.

 

In tutti gli studi pubblicati, che trovate linkati alla fine di questo articolo, si parla di cortisolo, lattato e altri termini tecnici.

 

Ho cercato di semplificare al massimo l’argomento perché l’obiettivo dell’articolo non è quello di prendere una laurea in biologia, ma di capire quali sono gli effetti sulla carpa nel post cattura.

 

La cattura è sicuramente un evento traumatico per il pesce, che può essere riscontrato dalle analisi del sangue. Ci sono degli studi effettuati sugli storioni e sulle carpe dai quali sappiamo che:

 

  • Nel post cattura ci sono oggettive modifiche nel valori del sangue;

 

  • I valori ematici sono più alterati nei pesci che hanno combattuto più a lungo, in acque più calde, in correnti del fiume più elevate e a profondità maggiori (barotrauma);

 

  • I livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, sono più elevati nei pesci di piccole dimensioni.

 

  • L’esposizione all’aria aumenta i livelli di cortisolo, riducendo le capacità di spostamento del pesce, quando questo viene rilasciato;

 

  • Lo stress post cattura riduce la capacità di alimentazione con la conseguente diminuzione del tasso di crescita;

 

  • Una detenzione lunga in sacca crea dei danni ai tessuti, come lo sbiancamento delle pinne o le pance rosse.

 

 

Dunque, come dovremmo comportarci? dobbiamo smettere di pescare?

 

Assolutamente no. In un altro articolo è specificato come le carpe, dopo questa fase di stress, tornino alle condizioni “normali”, continuando a crescere e a riprodursi. E’ una situazione tipica per un animale che, abituato da migliaia di anni ad essere predato, scampato il pericolo, torna alla normalità.

 

Questo però non giustifica alcuni comportamenti scellerati di carpisti che trattengono le carpe intere giornate in sacca o tempi biblici per una foto.

 

Dobbiamo sempre ricordarci che in quei minuti in cui il pesce è sul materassino o in sacca, sta soffrendo.

 

Cosa possiamo fare, in pratica, per ridurre lo stress post cattura di una carpa? Ecco 7 consigli che, se praticati, daranno maggior chance di sopravvivenza e un minor tempo di recupero alla carpa.

 

E’ buona regola, dunque:

 

 

  1. Utilizzare la sacca di mantenimento per un tempo ridotto, necessario solo a prepararci per la foto;

 

  1. Acquistare delle luci specifiche per le foto notturne, evitando così di trattenere le carpe, ad esempio, dalle 10 della sera alle 7 del mattino;

 

  1. Avere il “coraggio” di rilasciare la carpa anche senza una foto, se non ci sono le condizioni di luce, di qualcuno che ci scatta una foto o altri imprevisti. Capisco che nell’era dell’apparire, non poter fare una pubblicazione su Instagram possa indurre alla produzione di cortisolo nel vostro sangue, ma attendere mezza giornata qualcuno che ci venga a fotografare non farà di voi una buona persona. E’ più difficile il non fare che il fare, come diceva anche Oscar Wilde;

 

  1. Avere sempre disponibile un disinfettante. Un piccolo accorgimento che minimizza il rischio d’infezione. Meglio prevenire che curare, giusto?;

 

  1. Avere un picchetto dove poter bloccare il cellulare per un autoscatto. Spesso il picchetto è meglio di qualche “impedito” che ci scatta una foto con la testa o la coda del pesce tagliati;

 

  1. Evitare di “lavare” il pesce dal suo muco. Non dovete rendere splendente la livrea della carpa togliendo sporcizia e muco, semplicemente perché la carpa ha bisogno di protezione. Il muco evita che la carpa venga a contatto con batteri pericolosi per la sua salute. Semplicemente potete buttare acqua sul pesce per tenerlo bagnato, ma senza passare ripetutamente le mani come tergicristalli;

 

  1. Sollevare la carpa mettendo una mano sotto la pinna anale e una sotto la pinna ventrale, evitando così le parti morbide. Ancora pochi sanno che tutti gli organi vitali del pesce come cuore, fegato ecc si trovano tra le due pinne. Assolutamente mai in piedi e con le braccia distese: la carpa potrebbe cadere e battere proprio nei punti vitali.

 

 

Pensi che tutti i carpisti seguano queste linee guida? Ti sbagli.

 

Lo dico con cognizione di causa, da carpista che “si guarda attorno” quando va a pesca. Pochi carpisti mettono davanti la salute delle carpe ad una foto di qualità.

 

Molto spesso, dietro una bellissima foto, ci sono ore di “detenzione” ed interminabili minuti di esposizione.

 

Sono certo che se stai leggendo questo articolo, vuol dire che sei un carpista che vuole conoscere tutti gli aspetti del Carpfishing, compreso tutte le attenzioni possibili durante la manipolazione della carpa.

 

Sei un carpista che non vuole raggiungere un obiettivo a discapito della salute del pesce, ma coscienzioso.

 

Il nostro modo di agire sarà direttamente responsabile della vita o della morte di una carpa, così come di una tecnica, di un movimento.

 

Per questo motivo condivido articoli come questi, per aiutare le nuove generazioni di carpisti nell’ apprendere un metodo. Continua a leggere articoli come questi e condividili con i tuoi amici carpisti se ritieni che siano utili. Ogni volta che vediamo un carpista “maltrattare” una carpa, dobbiamo assumercene (in parte) la responsabilità. Perciò, diamoci da fare.

 

La strada da seguire è semplice:

 

  • Apprendi più nozioni possibili sulla carpa e sul suo ambiente;

 

  • Acquisisci la tecnica indispensabile per praticare correttamente il Carpfishing;

 

  • Pesca più che puoi, anche per poche ore;

 

  • Condividi il tuo sapere con gli altri carpisti;

 

  • Divertiti.

 

 

Good Vibes!

Valentino D’Intino

Carpa fotografata con autoscatto

 

 

Bibliografia:

Influence of retention and air exposure on physiology and behaviour of common carp (Cyprinus carpio L.): a field study

Acute Stress Response in Common Carp (Cyprinus Carpio Linnaeus, 1758) of Some Stressing Factors

 

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